l 'Amore perso...

Ma fino all'azzeramento di tutto, che sarebbe venuto col mattino, tanto valeva godere finché potevo delle splendide sfumature di quel panorama notturno che brillava senza limiti. Non mi importava più di niente. Anche gli inevitabili rimpianti che riempiono il cuore delle persone, per quella sera non erano che combinazioni di colori. D'un tratto capii quanto fosse distante il passato. Anche più della morte, anche più della distanza incolmabile tra persona e persona. I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorasamente insieme al tempo che passa.
Banana Yoshimoto - Sonno profondo







pubblicato 17/11/2009, 13:30 in pozzi

 

La Vita

Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto
scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta
come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.
18 agosto 1935

Sventatezza

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo del terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.
Milano, 22 maggio 1929

Amore di lontananza

Ricordo che, quand'ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l'argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c'era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un'aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l'orizzonte;
socchiudevo un po' gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.
Milano, 24 aprile 1929

Sentiero

E' bello camminare lungo il torrente:
non si sentono i passi, non sembra
di andare via.
Dall'alto del sentiero si vede la valle
e cime lontane ai margini
della pianura, come pallidi scogli
in riva a una rada - Si pensa
com'è bella, com'è dolce la terra
quando s'attarda a sognare
il suo tramonto
con lunghe ombre azzurre di monti
a lato - Si cammina lungo il torrente:
c'è un gran canto che assorda
la malinconia -
Milano, 9 agosto 1934

 

 

 

 

Figlia di Roberto, importante avvocato milanese e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi, scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel liceo classico Manzoni di Milano, dove inizia con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, una relazione che, a causa dei pesanti ostacoli frapposti dalla famiglia Pozzi, verrà interrotta dal Cervi nel 1933, procurandole la depressione - «e tu sei entrata / nella strada del morire», scrive di sé in quell'anno - che contribuirà a condurla al suicidio.

Nel 1930 si iscrive alla facoltà di filologia dell'Università statale di Milano, frequentando coetanei quali Vittorio Sereni, suo amico fraterno, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Remo Cantoni, del quale sembra si innamorasse non ricambiata, le lezioni del germanista Vincenzo Errante e del docente di estetica Antonio Banfi, forse il più aperto e moderno docente universitario italiano del tempo, col quale si laurea nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert.

Con una ragazza che frequentava il gruppo del professore Banfi, ebbe un reciproco turbamento sensuale, e in una lettera a Sereni scrisse: «Mi ha perfino detto che quando mi vede le viene una gran voglia di baciarmi...non mi è mai capitata una faccenda simile e ti assicuro che non ci capisco niente»[1]. Antonia in seguito "le dice di essere innamorata di lei, decidono di recitare la parte delle fidanzate: si tengono per mano, si baciano sulla bocca"[2].

Tiene un diario e scrive lettere che manifestano i suoi tanti interessi culturali, coltiva la fotografia, ama le lunghe escursioni in bicicletta, progetta un romanzo storico sulla Lombardia, conosce il tedesco, il francese e l'inglese, viaggia, pur brevemente, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, dove è la sua biblioteca e dove studia, scrive e cerca un sollievo nel contatto con la natura solitaria e severa della montagna. Di questi luoghi si trovano descrizioni, sfondi ed echi espliciti nelle sue poesie; mai invece degli eleganti ambienti milanesi, che pure conosceva bene.

La grande italianista Maria Corti che la conobbe all'università, disse che «il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull'orlo degli abissi. Era un'ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili».

Avverte certamente il cupo clima politico italiano ed europeo: le leggi razziali del 1938 colpiscono alcuni dei suoi amici più cari; «forse l'età delle parole è finita per sempre», scrive quell'anno a Sereni.

Nel suo biglietto di addio ai genitori scrive di disperazione mortale e si uccide con i barbiturici. La famiglia negherà la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite; il suo testamento fu però distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite; la storia d'amore con il Cervi sarà falsamente descritta come una relazione platonica.

È sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo: il monumento funebre, un bellissimo Cristo in bronzo, è opera dello scultore Giannino Castiglioni.

 testo interamente preso da: it.wikipedia.org/wiki/Antonia_Pozzi

scritto da Dominique
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pubblicato 01/11/2009, 20:31 in merini

"...Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?.."

Fiore di poesia - Alda Merini

 

 

....ciao Alda

scritto da Zarima
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pubblicato 24/10/2009, 17:57 in dickinson

Quello che potrò fare - potrò fare -
Anche se sarà esiguo come una Giunghiglia -
Quello che non potrò - dovrà restare
Sconosciuto al possibile -

 

Emily Dickinson

 

 

scritto da Zarima
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pubblicato 20/10/2009, 12:31 in

    
A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà
. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiamava Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se n’è andato così, addosso alla madre agonizzante, la testa appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alle vicende del pianeta Terra.

Mi sento totalmente inutile, come giornalista e come essere umano, perché mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo ha provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.
La Stampa - Massimo Gramellini

Riporto questo articolo dalla prima pagina de La Stampa di oggi, a firma di Massimo Gramellini.



scritto da Zarima
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pubblicato 17/10/2009, 16:22 in montale

 

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, ilvuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(E.Montale)

 

 

 

scritto da Zarima
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pubblicato 10/10/2009, 17:10 in kierkegaard, schuler

"Io ho un solo amico, è l'eco:
e perché è mio amico?
Perché io amo il mio dolore
e l'eco non me lo toglie.


Io ho un solo confidente,
è il silenzio della notte.
E perché è il mio confidente?
Perché il silenzio tace."

Kierkegaard

scritto da Zarima
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pubblicato 28/09/2009, 09:52 in riflessi

non sarà mai notte

se rimarrà accesa

una speranza...

e tutto apparirà

limpido, senza

particolari sfuocati....

 

 

Img © R. Doisneau

scritto da Zarima
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pubblicato 30/08/2009, 16:11 in liriche

In ogni caso la felicità è sempre dietro l'angolo: la felicità arriva all'improvviso, indipendentemente dalla situazione e dalle circostanze, tanto da sembrare spietata […]. È imprevedibile come lo sono le onde e il tempo I miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno.

Ricordi di un vicolo cieco - Banana Yoshimoto

scritto da Dominique
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pubblicato 28/08/2009, 18:14 in merini



L’ora più solare per me
quella che più mi prende il corpo
quella che più mi prende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu mi parli.
Sciarade infinite,
infiniti enigmi,
una così devastante arsura,
un tremito da far paura
che mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d’un bianchissimo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio.
Vizio che prende un bambino
vizio che prende l’adolescente
quando l’amore è furente
quando l’amore è divino.

Alda Merini




scritto da Zarima
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pubblicato 19/07/2009, 17:57 in

Questo mondo

è una porta chiusa,

è una barriera

ma nello

stesso tempo

è il passaggio

 

Simone Weill

scritto da Zarima
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pubblicato 11/07/2009, 17:17 in

 

..."ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare"...


Kierkegaard


scritto da Zarima
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pubblicato 02/07/2009, 10:07 in meireles

 

È necessario non dimenticare nulla;
né il rubinetto aperto né il fuoco acceso,
né il sorriso per gli infelici
né la preghiera di ogni istante.

È necessario non dimenticare di vedere la nuova farfalla
né il cielo di sempre.

Ciò che è necessario dimenticare è il nostro volto,
il nostro nome, il suono della nostra voce, il ritmo
del nostro polso.

Ciò che è necessario dimenticare è il giorno carico di fatti,
l’idea di ricompensa e di gloria.

Ciò che è necessario è essere come se già non fossimo,
vigilati dai nostri stessi occhi
severi con noi, perché il resto non ci appartiene.


Cecília Meireles
Donna allo specchio e altre poesie

scritto da Zarima
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pubblicato 19/06/2009, 11:26 in miefotografie

Lungotevere Roma da te.

la mia città...d'inverno.

 

la foto © è mia.

scritto da Zarima
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pubblicato 14/06/2009, 19:35 in


Dove eravamo ? Non smettere ora.di ricordare. Non perdere questo tremito interiore, il nostro respiro si è colmato, ma non ci siamo allontanati. Ci siamo toccati ancora, guardandoci negli occhi. Uno sguardo diretto e tranquillo, molto semplice, tenendo conto dell'imbarazzo che di solito si crea in situazioni simili....Il cuore si spezza al pensiero. Adesso,  non ridiamo più. E debolissimi ci aggrappiamo solo al nostro ricordo. Abbiamo anche sorriso, sbagliando di proposito.

http://farm1.static.flickr.com/70/404687214_0a50f4dd6b.jpg
David Grossman - Che tu sia per me come un coltello




scritto da Zarima
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pubblicato 05/06/2009, 09:57 in testicanzoni

 

“Tutto sparirà
il vento ci guiderà
Questo profumo dei nostri anni morti
Ciò che può bussare alla tua porta….”

                

Noir Desir "Le vent nous portera"

scritto da Dominique
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pubblicato 30/05/2009, 17:51 in

Astri di fuoco che abitate la notte e i cieli lontani,
Sfere mute che ruotate ciecamente sempre gelate,
Voi strappate i giorni di ieri al nostro cuore,
Ci gettate nel domani senza il nostro consenso.
Piangiamo e i nostri lamenti a voi sono vani.

Poiché dobbiamo, vi seguiremo, le braccia legate,
Gli occhi rivolti al vostro scintillio puro e amaro.
Al vostro cospetto poco importa ogni tormento.
Noi taciamo, vacilliamo sul nostro cammino.
D'improvviso è nel cuore il loro fuoco divino.

Simone Weil

scritto da Zarima
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pubblicato 24/05/2009, 18:54 in parker

 Il dolore di un distacco non è altro che il taglio di un rasoio su una vena. Se sopravvivi ci penserai persino con sentimento: e così diventerà untaglio nell'anima. La prima ferita si rimarginerà, la seconda sanguinerà per sempre. Dorothy Parker

scritto da Dominique
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pubblicato 20/05/2009, 10:00 in haiku

 

Il profilo delle menbra

è dolce riposo

raccolto in me.

 

Le profil des membres
 est douce repos
 récolte en moi

 

 

haiku by Dominique

 

 

scritto da Dominique
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pubblicato 19/05/2009, 18:21 in siddal

  

O Dio, perdona me che ho ambientato la mia vita in un sogno d’amore!

Lacrime di tormento laveranno mai la passione del mio sangue ?

L’amore cullava il mio cuore in un canto di gioia, i miei polsi fremevano alla melodia;

Le gelide raffiche d’inverno soffiavano su di me come fresche brezze di giugno.

L’amore fluttuava nella foschia del mattino e riposava sui raggi del tramonto;

Calmava il fragore della tempesta e rischiarava ogni mio passo.

L’amore mi rendeva felice attraverso il giorno e sempre sognante lungo la notte;

Nessun male poteva raggiungermi, la mia anima era così radiosa.

 

O cielo aiuta il mio sciocco cuore che non si rese conto dello scorrere del tempo

Che sradicò il mio nume dal suo posto e lacerò il suo sacrario.

 

 

 

da “Il vero amore non ci è concesso” – le poesie di Elizabeth Eleanor Siddal

scritto da Zarima
permalink · commenti (2)
pubblicato 17/05/2009, 14:32 in

 

150.000....

....grazie !

 

scritto da Zarima
permalink · commenti (3)
pubblicato 14/05/2009, 18:22 in achmatova

 

Ho smesso di sorridere,

le labbra sono gelate,

ad una sola speranza segue più di una canzone,

 

senza colpa cederò il canto,

al riso e alla profanazione,

chè al colmo del dolore per l'anima è il silenzio d'amore.

 

 img © presa dal web

scritto da Dominique
permalink · commenti (3)
pubblicato 10/05/2009, 18:20 in
«L'odore di un corpo è quel corpo stesso che noi aspiriamo
con la bocca e col naso, che possediamo d'un sol tratto,
come la sua più segreta sostanza, e, insomma, la sua natura.

 

 
L'odore in me è la fusione del corpo dell'altro col mio corpo.
È sì quel corpo ma disincarnato, evaporato;
rimasto sì in se stesso ma divenuto spirito volatile»
 
Jean-Paul Sartre

 

scritto da Zarima
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pubblicato 10/05/2009, 17:07 in plath

I have done it again.
One year in every ten
i manage it-

a sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot

a paperweight,
My face a featureless, fine
Jew linen.

Peel off the napkin
0 my enemy.
Do i terrify? -

The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.

Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me

And i a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat i have nine times to die.

This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.

What a million filaments.
The peanut-crunching crowd
Shoves in to see

Them unwrap me hand and foot
The big strip tease.
Gentlemen, ladies

These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,

Nevertheless, i am the same, identical woman.
The first time it happened i was ten.
It was an accident.

The second time i meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut

As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.

Dying
Is an art, like everything else,
i do it exceptionally well.

I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say i've a call.

It's easy enough to do it in a cell.
It's easy enough to do it and stay put.
It's the theatrical

Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:

'a miracle!'
That knocks me out.
There is a charge

For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart-
It really goes.

And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood

Or a piece of my hair or my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.

I am your opus,
i am your valuable,
The pure gold baby

That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think i underestimate your great concern.

Ash, ash -
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there-

a cake of soap,
a wedding ring,
a gold filling.

Herr God, Herr Lucifer
Beware
Beware.

Out of the ash
i rise with my red hair
And i eat men like air.

Sylvia Plath


 

L'ho rifatto.
Un anno ogni dieci
Ci riesco -
Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume Nazi,
Un fermacarte il mio
Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.
Via il drappo,
o mio nemico!
Faccio forse paura? -
Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.
Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me
e io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent'anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.
Questa è la numero tre.
Quale ciarpame
Da far fuori ogni decennio.
Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere
Che mi sbendano mano e piede -
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui
Le mie mani,
i miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,
Ma pure sono la stessa identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.
Ma la seconda volta ero decisa
a insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa
Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
Morire
è un'arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.
Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.
È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza farlo e starsene lì.
È il teatrale
Ritorno in pieno giorno
a un posto uguale, uguale viso, uguale
Urlo divertito e animale:
"Miracolo!"
È questo che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare
Per spiare
Le mie cicatrici, per auscultare
Il mio cuore - eh sì, batte.
E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
o un po' del mio sangue
o di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.
Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creatura d'oro puro
Che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
Cenere, cenere -
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate -
Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.
Herr Dio, Herr Lucifero,
Attento.
Attento.
Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
e mangio uomini come aria di vento.

Sylvia Plath

scritto da Zarima
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Utente: Zarima
« Non c'è mai stato nessuno che io abbia amato veramente, col cuore. A dire la verità, penso che non ci fosse in me lo spazio per l'amore. Avevo in testa l'idea fissa di diventare una grande pianista e non pensavo a niente che potesse distogliermi da quell'obiettivo. Quando mi accorsi di questo buco dentro di me, del fatto che mi mancava qualcosa, era già troppo tardi. »
(Haruki Murakami - La Ragazza dello Sputnik)



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